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Martedì, 07 Febbraio 2023
 
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Normativa e Mercati

Commissione UE: liberalizzazione avviata, ma ancora molti ritardi

La liberalizzazione dei mercati postali è stata avviata in tutta Europa ed è un processo ormai irreversibile. Dal lontano 1992, quando venne pubblicato il Libro Verde sullo sviluppo del mercato unico dei servizi postali, in Europa si sono susseguite ben tre direttive postali nel 1997, nel 2002 e, l'ultima, nel febbraio 2008. Mentre la prima è stata completamente recepita dagli Stati Membri, l'avanzamento della terza è ancora agli inizi, nonostante fissi il termini ultimo del 31 dicembre 2010 per la completa apertura dei mercati nazionali. Solo alcune settimane fa la Commissione Europea ha presentato al Parlamento e al Consiglio Europeo una relazione sullo stato dei mercati postali nel periodo 2006-2008 fornendo informazioni tecniche ma anche considerazioni di carattere sociale e strategico.

Commissione UE: liberalizzazione avviata, ma ancora molti ritardi

E' stato presentato a dicembre il Rapporto della Commissione Europea al Parlamento e al Consiglio sullo stato d'avanzamento dell'applicazione della Direttiva 97/67/EC sui servizi postali.  La relazione, che viene pubblicata ogni due anni (come previsto dalla Direttiva 2002/39/EC che emenda quella del 1997), offre una visione d'insieme dei mercati postali europei con informazioni di carattere tecnico e sociale come pure sugli aspetti del lavoro e della qualità dei servizi.

Si tratta, chiaramente, di un consuntivo dettagliato degli sviluppi nel settore postale nel periodo 2006-2008 e anticipa quelli che saranno gli scenari futuri, ovvero quelli previsti dalla Terza Direttiva postale 2008/06/CE approvata a febbraio dello scorso anno che fissa il termine ultimo per la piena apertura del mercato al 31 dicembre 2010.

La Commissione conferma che i servizi postali rappresentano uno dei settori trainanti dell'economia europea (solo nel 2004 hanno generato guadagni per quasi 90 miliardi di euro, pari a circa l'1% del PIL dell'Unione) oltre che uno dei maggiori datori di lavoro impiegando circa 1,6 milioni di persone (dato riferito al 2006).
La posta, cioè, svolge un ruolo economico e sociale generale grazie all'interconnessione con altri servizi come le comunicazioni, i trasporti, la pubblicità, ovvero "mezzi importanti che consentono ai singoli di comunicare con gli altri e ricevere informazioni".
Da qui l'esigenza da parte della Commissione di indicare, in modo chiaro, che la completa liberalizzazione dei mercati postali è strategica per l'UE.

La relazione sottolinea come la prima direttiva del 1997 (modifica da quella del 2002) sia stata pienamente recepita dalle legislazioni nazionali di tutti i paesi membri, pur con alcune importanti eccezioni. La Germania, ad esempio, ha completato l'apertura del suo mercato postale sin dal 1° gennaio 2008 ed è insieme a Finlandia, Svezia e Regno Unito, tra gli stati che hanno già avviato una piena liberalizzazione. Altri paesi, invece, stanno ancora a guardare. Come i Paesi Bassi che hanno posticipato "sine die" la liberalizzazione senza stabilire date precise adducendo una serie di motivazioni economiche e politiche (le condizioni occupazionali dei concorrenti, l'assenza di condizioni paritarie tra gli operatori a causa delle esenzioni IVA a favore degli operatori postali storici in Germania e Regno Unito e l'introduzione della retribuzione minima nel settore postale tedesco che fa, pertanto, salire i costi per i nuovi operatori che si affacciano sul mercato).

Gli ostacoli giuridici all'ingresso e alla parificazione delle condizioni per una piena liberalizzazione, ci, sono eccome. La stessa Commissione individua nelle "esenzioni IVA" un forte effetto distorsivo (attenuato dagli aggiustamenti proposti con la sesta direttiva IVA del 2003). Poi ci sono le questioni ancora aperte delle cassette postali (in alcuni stati, infatti, restano inaccessibili agli operatori concorrenti), della remunerazione del Servizio Univerale (sono ancora pochi gli stati che hanno adottato norme sul finanziamento e la portata dell'obbligo del S.U. La Commissione riconosce come solo l'Italia ad oggi abbia implementato una normativa chiara sui fondi di compensazione al S.U.) e delle condizioni che accompagnano autorizzazioni o licenze (in alcuni casi proibitive, come in Finlandia dove chi vuole entrare nel settore postale è obbligato a fornire un servizio universale completo oppure a pagare una speciale tassa compresa tra il 5% e il 20% del fatturato annuo).

Infine, le tendenze di mercato. I volumi di corrispondenza nel periodo 2006-2008 sono aumentati mediamente dell'1,5% nella "vecchia" Europa dei 15, contro il 6,5% di incremento registrato nei paesi entrati di recente nell'UE (nel 2004 e nel 2007). Resta confermata l'evoluzione della corrispondenza generata dalle imprese che rappresenta ben l'85% del volume complessivo.
Una chiave di lettura di questi dati è che i trend di crescita nei paesi in cui i mercati sono meno sviluppati aumenteranno in modo notevole anche nei prossimi anni, mentre i mercati postali più maturi stanno già subendo un calo dei volumi (come nel Regno Unito e in Olanda).

La relazione parla chiaro: la concorrenza nei mercati postali rimane ad oggi modesta persino in quegli stati che hanno già completato la liberalizzazione. Ad esempio, rispetto alla media europea, la concorrenza nel segmento "porta a porta" è più sviluppata in Spagna, Svezia, Germania e Olanda (con percentuali variabili tra l'8% nel paese iberico e il 14% dei Paesi Bassi). In tutti gli altri stati la percentuale è ferma al di sotto del 2%.
Il motivo di tale generale lentezza deriva essenzialmente dagli ostacoli giuridici detti prima (esenzione IVA, accesso alla rete delle cassette postali, ecc.). Inoltre, il settore cosiddetto "riservato" per la maggior parte degli stati membri rappresenta quello che genera la quota maggioritaria nei volumi di traffico postale. Un volume di cui difficilmente se ne può fare a meno.

Non c'è dubbio che la riforma postale avviata nella UE nel 1992 con la pubblicazione del Libro Verde sullo sviluppo del mercato unico dei servizi postali, abbia avuto un'incidenza significativa sull'intero comparto postale, con il miglioramento della qualità ed un servizio universale accessibile a tutti i consumatori a prezzi contenuti. Tutti gli operatori postali (e soprattutto quelli storici), stimolati dalla graduale apertura del mercato, hanno continuato a modernizzare attività ed infrastrutture.

Le conclusioni della relazione della Commissione non possono che essere a tinte fosche: la concorrenza ha continuato a progredire, con vantaggi inequivocabili per imprese e consumatori, ma a ritmo più lento del previsto.
Non resta che puntare tutto sulla Terza Direttiva postale che dovrà "essere vista come la tappa decisiva" poichè "stabilisce l'abolizione degli ultimi monopoli legali e rappresenta un'opportunità unica per il settore postale e per l'intera economia".

Con alcuni "compiti" urgenti e improrogabili per i prossimi anni: riuscire a far passare la proposta della Commissione (presentata nel lontano 2003) che stabilisce l'abolizione dell'esenzione IVA nel settore postale e la tassazione di tutti i fornitori di servizi postali, e favorire i ruoli delle Autorità di Regolamentazione nazionali sulle questioni che riguardano l'accesso dei concorrenti, la garanzia di tariffe correlate ai costi, l'interoperabilità del mercato.

Per quanto riguarda le tariffe postali, in particolare, la relazione afferma che gli stati membri adottano politiche di prezzi molto variabili e fornisce un interessante schema delle tariffe di "prima classe" per il 1° porto di peso: si passa dagli 0,20 euro di Malta agli 0,70 euro della Finlandia. L'Italia è al terzo posto delle tariffe più alte, dopo il paese scandinavo e la Danimarca. Seguono Svezia e Polonia. In generale, rileva la Commissione, le tariffe tendono ad essere più basse nei nuovi stati membri piuttosto che nei vecchi.

"Sulla base degli impegni assunti dal legislatore comunitario e dei suoi obblighi", conclude la relazione, "la Commissione parteciperà attivamente a questi processi dando agli Stati membri l'opportunità di stabilire buone pratiche di regolazione e proseguirà allo stesso tempo il monitoraggio attivo e trasparente del mercato al fine di salvaguardare le finalità della riforma postale dell'UE".

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